Il blog va in vacanza!

16 Ottobre, i GC con la FIOM: massima mobilitazione!
Care compagne e cari compagni, la Fiom in questi giorni ha deciso di convocare una grande manifestazione a Roma per il prossimo 16 ottobre. Una grande manifestazione per i diritti, il lavoro, la democrazia, la riconquista del contratto collettivo nazionale di lavoro e contro il padronato. Quello stesso che, in queste settimane, sta rispondendo con i licenziamenti politici e con le intimidazioni (nonché con la sottrazione in alcune grandi fabbriche, a partire dagli stabilimenti Fiat, dei premi di produzione), alle encomiabili prove di forza che i lavoratori hanno saputo produrre, a partire dalla altissima percentuale di “no” al referendum ricatto di Pomigliano.
Questo è il punto: esiste in Italia un fortissimo vento reazionario che soffia contro i lavoratori, ma esistono anche pezzi di società, pezzi significativi di classe operaia che non si piegano, che reagiscono, che tengono alta la testa, e che ci indicano con dignità la strada da seguire.
La nostra organizzazione è dentro il movimento di classe contro il padronato. È, da sempre, a fianco dei lavoratori in lotta. E oggi accoglie la proposta della Fiom e la rilancia, per portare in piazza a Roma centinaia di migliaia di persone. Lavoratori, ma anche migranti, studenti, precari, pensionati, intellettuali. Ciascuno di noi deve dare il suo contributo, che mai come oggi è fondamentale.
Dobbiamo assumere la mobilitazione lanciata dalla Fiom come perno della nostra iniziativa politica. Il 16 ottobre porteremo in piazza le nostre parole d’ordine ed i nostri contenuti, all’interno di una campagna d’autunno che, come Giovani Comuniste/i, vogliamo fare vivere in tutte le città d’Italia e in tutte le realtà locali.
Per questo propongo a tutti i coordinamenti provinciali di lavorare sin d’ora per organizzare pullman e treni speciali per Roma e, in ogni caso, di assicurare la massima partecipazione e mobilitazione possibile di tutte le compagne e di tutti i compagni.
20 Luglio: verità e giustizia per Carlo, per tutte/i
Il 20 Luglio a Genova arriva dopo un 30 Giugno ricordato con convinzione. Ricordato e manifestato da una sinistra plurale, non solo da quella piccola parte che in tutti gli anni scorsi, rifiutando la stanca commemorazione ufficiale, ha continuato a denunciare il pericolo della presenza di un fascismo strisciante nella nostra società, perfino nelle nostre istituzioni. Che cosa unisce le giornate del ’60 a quelle del 2001? Ne parlavamo alcuni giorni or sono a Palermo, dove cinquanta anni fa il governo Tambroni fece tre vittime, dopo i cinque morti di Reggio Emilia e uno di Catania.
A Genova non fecero vittime: i lavoratori scesero in piazza in gran numero, tanto che i fascisti del Msi dovettero rinunciare al loro congresso e le violenze delle forze dell’ordine furono respinte. Anche quest’anno la presenza pacifica e determinata di numerosi cittadini e cittadine ha impedito una provocazione della destra che voleva tenere nello stesso giorno un incontro polemico nello storico albergo Bristol, dove il Cln decise l’insurrezione.
Ragionavamo a Palermo sul carattere essenzialmente operaio del movimento del ’60, ben diverso da quello studentesco e intellettuale che sarebbe seguito otto anni dopo, sull’onda che proveniva da Stati Uniti e Francia, e che pure anticipò l’autunno caldo di lotte sindacali del ’69. Il Pci, partito operaio, allora non comprese ed anzi in alcuni casi si mobilitò contro chi pretendeva “la fantasia al potere”. Nel ’60 l’esperienza di che cosa fosse il fascismo, di quali danni avesse provocato, di quanti dolori e lutti e tragedie fosse responsabile, era ben viva. Poi ci siamo “riconciliati”, senza giustizia e con molte omissioni e falsità. Nel 2001 a Genova si è incontrato un movimento ancora diverso, forse ingenuo o smemorato, sicuramente generoso e vario; univa le due grandi “anime” del nostro Paese, quella comunista e quella cristiana, univa molti popoli, non chiedeva per sé ma per altri, per quel Sud del Mondo da sempre sfruttato, assetato, affamato, avvelenato. Per questo motivo fu represso. Con grande violenza. La repressione non si è limitata a quelle giornate, con le manganellate, i gas Cs, la caccia all’uomo, gli arresti arbitrari, false molotov, veri colpi di pistola, torture nella scuola e nella caserma, come è stato sentenziato dal tribunale. E’ proseguita, complice la disinformazione di gran parte delle testate giornalistiche e servizi televisivi.
Mentre Carlo non ha ancora avuto diritto ad un processo; mentre i dirigenti della polizia, riconosciuti responsabili e condannati in secondo grado, non vengono allontanati dai loro alti incarichi; mentre nessuno dei carabinieri che hanno devastato e saccheggiato le nostre vite è mai stato neppure indagato nonostante filmati e testimonianze dimostrino la gravità dei comportamenti; mentre avviene tutto questo si continuano a perseguire in due diversi procedimenti a Genova dieci manifestanti (condannati in secondo grado a pene da dieci a quindici anni per “devastazione e saccheggio”) e in Calabria tredici (tutti assolti in primo grado). Martedì 20, mentre noi saremo in piazza Alimonda, si terrà un presidio davanti al Tribunale di Catanzaro che dovrà emettere la sentenza. Da un lato abbiamo agenti che risultano impunibili (o trattati con i guanti, come nel caso di Federico Aldrovandi: tre anni e qualcosa a testa per aver ammazzato un ragazzo), dall’altra una giustizia che persegue severamente cittadini rei, al massimo, di aver danneggiato cose. Da un lato qualsiasi pubblico ufficiale può ritenersi “offeso” e arrestare, dall’altro un semplice cittadino può perdere ogni diritto, compreso quello alla vita, nel buio di una strada, in una cella, un sottoscala di Questura e perfino di Tribunale. Carlo è stato la prima vittima di una nuova repressione. Per questo è giusto lottare per la denuncia e la memoria di quanto è successo e continua ad accadere. Sabato prossimo ascolteremo le testimonianze su alcune delle vittime di ieri e di oggi, senza dimenticare chi muore nei luoghi di detenzione. E domenica ascolteremo chi lavora, nelle associazioni e in comunità, dalla parte delle vittime.
Si può leggere tutto in hyperlink “http://www.piazzacarlogiuliani.org/”. Il pomeriggio del 20, naturalmente, resisteremo ancora una volta tutte e tutti in piazza Alimonda.
HAIDI GIULIANI
(Editoriale di Liberazione del 15 luglio 2010)
Qui di seguito trovate i link del documentario-inchiesta “Quale verità per piazza Alimonda?”:
Quale Verità per piazza Alimonda ? [1/4]
http://www.youtube.com/watch?v=Hx4uwXQFGZ0&feature=related
Quale Verità per piazza Alimonda ? [2/4]
http://www.youtube.com/watch?v=BhnmKr-YOGY&feature=related
Quale Verità per piazza Alimonda ? [3/4]
http://www.youtube.com/watch?v=zXryINWy2a0&feature=related
Quale Verità per piazza Alimonda ? [4/4]
http://www.youtube.com/watch?v=7Z5_B8GhtGs&feature=related
Il comunismo? E’ possibile.
Leonardo Sciascia sosteneva che il cattolicesimo e il comunismo fossero due parrocchie uguali, era un po’ cattivo coi comunisti. Intanto, il comunismo diceva e agiva cercando di far stare meglio gli uomini sulla terra e non nell’aldilà. Quindi le due parrocchie non erano mica tanto parrocchie. Io sono stato, e continuo a essere, un comunista. Certo il prezzo pagato è stato un prezzo alto, in vite umane, in molte cose.
Certo che molte cose del comunismo, nella sua attuazione pratica, sono state sbagliate e si sono trasformate in errori tragici proprio nel conteggio di vite umane. Ma continuo a ritenere che l’aspirazione all’uguaglianza, al diritto uguale per tutti sia il dettame più cristiano che io abbia mai sentito, cristiano non cattolico. Purtroppo è un’applicazione terrena e quindi destinata a errori enormi, a sparire non saprei. Perché molti di quei princìpi sociali che erano alla base del comunismo sono entrati quasi senza avvertimento in certe visioni dello Stato sociale, della cura delle persone… Tante cose che nel primo Novecento non erano neppure ipotizzabili si sono insinuate, perché necessarie nel cammino sociale degli uomini. Non era un’utopia.
È stata consumata e voltata in utopia proprio perché si è mal realizzata. Quando noi ci troviamo di fronte alla rivoluzione comunista in Cina, e dalla fame assoluta riesce a dare una scodella di riso a tutti, che cos’è questo se non un passo avanti nel vivere insieme di tutti gli uomini? Il comunismo è una perdita di libertà, perché si manifesta come dittatura. E questo è inevitabile. È possibile ipotizzare un comunismo senza dittatura? Pare che non sia possibile. Io credo che lo sia. Quando, in un futuro non troppo lontano, avverranno spaventose crisi economiche, perché ora siamo solo agli inizi di piccole crisi che colpiscono la finanza. In un futuro non così lontano, comincerà a mancare l’acqua. Stiamo vivendo in questi giorni un sommovimento mostruoso delle stagioni, blocchi immani si staccano, diventano iceberg perché la calotta polare non tiene più. Ci troveremo, credo, in un futuro non tanto lontano a combattere per un bicchiere d’acqua e allora forse ritroveremo una solidarietà che il benessere e il capitalismo c’hanno fatto dimenticare. Abbiamo rimosso non solo i princìpi del comunismo, ma anche quelli del cristianesimo e persino del vivere sociale.
di Andrea Camilleri su l’Unità – edizione internet del 17/07/2010
Franco Cremona: in fin di vita dopo il suo arresto.
Integralmente si riporta l’articolo apparso su ”La Sicilia” riguardante la triste e oscura vicenda di Franco Cremona.
Nissoria. Cosa è accaduto dal momento in cui Francesco Cremona, 44 anni, carpentiere di Nissoria, incensurato descritto come gran lavoratore è stato portato alla stazione di carabinieri a quando 12 ore dopo è stato trasportato in fin di vita in ospedale. Ad accertarlo sarà l’inchiesta della procura di Nicosia che ha aperto il fascicolo dopo l’informativa trasmessa dal Commissariato di Nicosia. Cremona, operato d’urgenza per una grave emorragia addominale e per l’asportazione di un intestino è in prognosi riservata. Cremona viene fermato per guida in stato di ebbrezza e resistenza a pubblico ufficiale intorno alle 18 di domenica.
Una pattuglia dei carabinieri lo nota alla guida della sua motoape. Sospettano sia ubriaco, invertono la marcia e lo raggiungono all’interno di un bar, dove ne frattempo Cremona è entrato. Il militare lo strattona, lui probabilmente chiede il perché e, a questo punto volerebbero due sberle, quindi viene portato in caserma. Da qui viene condotto all’ospedale di Leonforte per la misurazione del tasso alcolico e riportato a Nissoria. Ad un certo punto viene chiesto l’intervento dell’ambulanza del 118 perché secondo i verbali dei carabinieri l’uomo sviene. Sempre dai verbali risulta che viene suggerito il ricovero ma che “siccome l’ambulanza non è medicalizzata”, Cremona viene caricato sull’auto dei militari e riportato a Leonforte dove gli viene praticata una flebo glucosata. Lo riportano a Nissoria e da qui al carcere di Nicosia dove arriva a mezzanotte e 15. il medico di turno accerta che l’uomo è sofferente e sta male, lo tiene sotto osservazione poi all’alba di lunedì viene deciso il ricovero urgente all’ospedale Basilotta di Nicosia. Sottoposto a Tac che accerta l’emorragia interna, viene operato dall’addome i chirurghi aspirano oltre un litro di sangue, quindi asportano un tratto di intestino che presenta gravi lesioni da trauma. Il referto viene trasmesso al commissariato di Nicosia che immediatamente apre un fascicolo, acquisisce la deposizione di Cremona e trasmette l’informativa alla Procura della Repubblica. Il difensore di Cremona, avvocato Nunzio Buscemi, spiega che il dato certo è che il suo cliente è entrato in caserma in buone condizioni e con i suoi piedi e che ne è uscito con gravissimi traumi.
“Si tratta di fatti procedibili d’ufficio – ha commentato – sui quali gli organi preposti stanno facendo luce. Mi riservo di presentare un esposto quando la prognosi sulla vita del signor Cremona sarà sciolta e sarà in grado di ricostruire la sua versione dei fatti”. Il legale aggiunge di essere profondamente fiducioso nell’inchiesta interna che a suo avviso l’Arma dei carabinieri avvierà. “Attendiamo di capire cosa è successo e chi – conclude l’avocato Buscemi – è eventualmente responsabile fermo restando che l’eventuale responsabilità di una o più persone non rappresenta un’ombra per la stazione di Nissoria e per i carabinieri”.
Giulia Martorana da La Sicilia del 17/07/2010
da Nysura.com













