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“Non diedero l’allarme del terremoto”, indagati sismologi e Protezione civile

4 giugno 2010

Prima della scossa delle 3.32, prima di quell’inferno di macerie, precisamente alle undici di sera del 5 aprile la terra aquilana aveva tremato così forte che molti cittadini, impauriti, avevano deciso di dormire fuori casa, nelle macchine, attrezzati con coperte e maglioni.
Si salvarono così, soltanto perché avevano avuto più paura degli altri, o perché avevano seguito un istinto. Ma nessuno avvisò la popolazione, nessuno quella sera si incaricò di evacuare l’Aquila. O, comunque, nessuno consigliò di rimanere in allerta. I morti furono colti nel sonno.
Ecco perché la procura del capoluogo abruzzese rivolge alla Commissione Grandi Rischi un’accusa pesante: omicidio colposo. Il Procuratore della Repubblica Alfredo Rossini spiega che le sette persone indagate – tra le quali il presidente dell’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia Enzo Boschi, il vicecapo dipartimento della Protezione civile (area tecnico-operativa) Bernardo de Bernardinis e il presidente della Commissione Grandi Rischi, Franco Barberi – non sono accusate di non aver dato l’allarme, visto che l’allarme era già dato dalle scosse sismiche che si prolungavano addirittura da dicembre, ma «del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case».
E invece, nella riunione della Commissione il 31 marzo, ovvero una settimana prima della catastrofe, i massimi esperti minimizzarono lo sciame sismico e diedero in questo modo un messaggio rassicurante alla popolazione. «Negligenze fatali», scrivono i pm nell’inchiesta. Da quella riunione il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, uscì deluso. Ricorda le parole di Boschi: «Ma che volete, prima o poi un terremoto arriva…». Scienziati ed esperti della Commissione si difenderanno spiegando che un terremoto è imprevedibile e che nessuno avrebbe potuto immaginare che il 6 aprile l’aquilano sarebbe andato distrutto. Tuttavia Cialente, per nulla tranquillo, il 2 aprile scrisse anche a Guido Bertolaso per chiedere fondi della Protezione civile da destinare alla messa in sicurezza diegli edifici pubblici come scuole e sedi istituzionali, che con le continue scosse rischiavano di crollare: a causa del patto di stabilità che limita all’osso le spese dei Comuni, il sindaco aquilano aveva bisogno che Bertolaso dichiarasse l’emergenza per sbloccare le risorse. Fu tutto inutile.

da Liberazione

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