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Se privacy deve essere…

12 giugno 2010

Con l’approvazione al Senato della legge che limita fortemente le intercettazioni e la pubblicazione sui giornali, si approssima l’affermazione in Italia di un principio assoluto: la privacy è più importante di tutto. E vale per tutti. Per i politici corrotti, per i truffatori incalliti e pure per i mafiosi, come ebbe a dire l’On. Santanché in parlamento, compiangendo il povero boss che viene intercettato pure quando parla con la mamma. È la Privacy, baby, la parola magica che dovrebbe seppellire tutto e tutti.

Benissimo, allora, se privacy deve essere, che privacy sia. Dopo questa legge, per parità di trattamento, i ragazzini dovrebbero richiedere l’abolizione dei compiti in classe e delle interrogazioni, rei di infrangere il loro diritto a essere intimamente ignoranti. I lavoratori dovrebbero smettere di andare al lavoro perché l’azienda o lo stato li costringono a mostrarsi in luogo pubblico e a orari precisi, altra orrenda violazione della privacy. E che dire poi delle persone che vanno in chiesa o allo stadio e rivelano inconsapevolmente la loro confessione religiosa o sportiva?

Tutto vietato, a meno che ciascuno di essi non firmi ogni volta una bella liberatoria. Per non parlare dei programmi che vediamo in televisione, in cui tutti si raccontano i fattacci delle persone. Vietiamoli una volta per tutte. E magari vietiamo pure i programmi populisti (quelli tipo ‘e io pago’) che sguazzano nelle piccole corruzioni, nelle creste sulla spesa, in quelle le piccole grandi disfunzioni del Paese, senza mai sfiorare la prima e più grande disfunzione: chi lo governa e i suoi amici. Perché mettere soltanto i poveri cristi alla berlina? Liberiamo tutti e liberiamoci anche della spazzatura che invade i media giocando sul voyeurismo e sulla sete di rabbia dell’italiano medio.

L’occasione è buona, anche per presentare il conto al signore che di tutto questo universo di schifezza mediatica è il garante e l’arbitro indiscusso. Forse allora sentirà il peso insostenibile che comporta essere insieme il padrone della tv e del Parlamento. Diamo insomma un senso a questa oscena legge, che altrimenti farà soltanto danni irreparabili.

12/06/2010

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