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Ferrero: «Marchionne fa ricatti in stile mafioso»

19 giugno 2010

«Marchionne mente sapendo di mentire, perché in realtà lui vuole obbligare i lavoratori italiani a lavorare come quelli cinesi, allo stesso costo e alla stessa produttivita’. E per questo fa i ricatti di stile mafioso come ha fatto a Pomigliano». Così il segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, ha commentato le parole dell’amministratore delegato della Fiat che ha attribuito alla conflittualita’ sindacale il potere di ”ammazzare l’industria” manifatturiera in Italia. «L’alternativa – ha aggiunto Ferrero, che ha partecipato a Bologna a un convegno sulla manovra economica organizzato dalla Rete dei Comunisti – non e’ tra chiudere le fabbriche o lavorare come bestie come vuole Marchionne. Ma che le aziende facciano un po’ meno profitti e che si facciano delle politiche economiche che non favoriscano la speculazione finanziaria ma il mondo del lavoro. Questa e’ la vera alternativa che Marchionne, come tutti i padroni, non vuole vedere. E lui usa il ricatto della delocalizzazione per obbligare la gente a lavorare in modi peggiori anche rispetto agli anni ’50». «Il Pd è un non partito, ha dentro 500 cose diverse ma, al di la’ di questo, continua a pensare che le politiche neoliberiste siano quelle giuste: ha lo stesso impianto di politica economica di Marchionne e di Tremonti», ha poi aggiunto parlando del partito guidato da Bersani. «Questo è il problema del Pd, che e’ incapace di vedere che questa politica economica e’ quella che produce la crisi. Se si peggiorano le condizioni dei lavoratori italiani non si esce prima dalla crisi ma questa si aggrava, perche’ vuol dire ridurre la domanda nel paese». «La lettera degli operai polacchi svela il gioco di Marchionne che, per fare i suoi interessi, mette i lavoratori gli uni contro gli altri e produce una guerra tra poveri» ha detto riferendosi alla lettera di un gruppo di operai polacchi della fabbrica Fiat di Tychy inviata ai colleghi di Pomigliano e pubblicata in prima pagina da Liberazione. ‘«Gli operai polacchi – spiega – dicono invece che dobbiamo allearci. Perche’ la soluzione al dilemma che pone la Fiat (o schiavizzati o licenziati) ha una terza possibilita’ ed e’ costruire una Europa sociale in cui ci siano anche la riduzione dell’orario di lavoro, un salario europeo e in cui possano lavorare civilmente gli operai polacchi come quelli italiani».

da Liberazione del 19/06/2010

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