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Il grande occhio di Marchionne

30 giugno 2010

SCHEDATURE FIAT Come ai tempi di Valletta si spiano gli operai «pericolosi». Quelli della Fiom
Licenziato un lavoratore in congedo parentale: «Non si occupa del figlio»
Il reparto confino c’è già, è a Nola. Lo spionaggio anche. Sarà però dura per Sergio Marchionne raggiungere i record prestigiosi del Ragionier Valletta che era riuscito a far compilare ai suoi spioni 354.077 schede su altrettanti lavoratori della Fiat. L’importante è cominciare: dalla Fiom di Pomigliano è arrivata ieri la storia di un licenziamento costruito grazie a un sistema di spionaggio interno che ha scoperto un operaio, naturalmente della Fiom, nell’atto di alzare la serranda del negozietto della moglie mentre era in congedo parientale per accudire il figlio. Come poteva accudirlo, mentre alzava la serranda del negozio?
Sembra proprio di essere ripiombati ai tempi delle schedature Fiat. In quei compitini si potevano leggere abitudini sessuali, fedeltà coniugali, frequentazioni inopportune, letture scabrose, tessere della Fiom e del Pci, drappi rossi negli armadi. Fu il giudice Raffaele Guariniello, il 24 settembre del 1970, a scoprire a due passi dalla direzione della multinazionale torinese in corso Marconi, gli armadi della vergogna Fiat pieni di vent’anni di schedature. Era il sistema Valletta, arma di supporto per sbattere fuori da Mirafiori migliaia di militanti della Fiom e del Pci. Quarant’anni dopo è il sistema Marchionne: non siamo più a Mirafiori ma a Pomigliano, ma ecco ricomparire la polizia privata che su ordine dei dirigenti apre indagini sui dipendenti «pericolosi» e una volta individuate le colpe le denuncia ai superiori, i quali procedono al licenziamento, senza neanche passare attraverso la polizia ordinaria dello stato a cui competerebbe indagare in caso di ipotesi di reato.
La colpa di «Gennaro», chiamiamolo così, è grave: ha in tasca la tessera della Fiom. Dunque va tenuto d’occhio. Un bel giorno usufruisce di un congedo parentale previsto da una legge dello stato per accudire un figlio con problemi di salute. I solerti spioni della «feroce» – così veniva chiamata la Fiat dagli operai negli anni duri raccontati da Emilio Pugno e Sergio Garavini in un libro Einaudi che fece epoca – si mettono all’opera, controllano il sospetto non solo in fabbrica, dove pure ci sarebbero vincoli legistativi a tutela della privacy, ma addirittura fuori dal luogo di lavoro. Cosa scoprono? Che il furbastro durante il congedo «ha svolto attività lavorativa», in particolare aprendo e chiudendo il negozietto della moglie. «Pertanto ella» non è mai stato a disposizione del figlio «né ha messo in essere azioni finalizzate al soddisfacimento dei bisogni affettivi del bambino». Fantastici questi spioni, capaci di individuare tanto i bisogni affettivi di un bambino quanto la loro mancata soddisfazione da parte del reprobo papà operaio, che siccome alzava la serranda del negozio al mattino e la riabbassava la sera, non era in grado di dedicare tempo e affetto al figliolo.
Ieri è stata consegnata a «Gennaro» la lettera di licenziamento che racconta tutti questi particolari e si conclude con la formula classica, ripetuta negli anni migliaia di volte dalla «feroce»: «è venuto meno il vincolo di fiducia» tra il dipendente e l’azienda. Prima «Gennaro» era stato convocato dall’azienda – la Sirio, di proprietà Fiat – che aveva letto al malcapitato il «rapporto di investigatori privati». Alla Fiom di Pomigliano confermano tutto, e in particolare che né i Carabinieri né la procura hanno ricevuto segnalazioni dalla Fiat e dunque non hanno effettuato alcuna indagine.
In questo caso, l’uso dei sistemi spionistici è persino più grave del licenziamento stesso. Infatti il lavoratore sostiene di poter dimostrare che alzare e abbassare le serrande di un negozio non cancella né attenzioni affettive né prestazioni di servizi essenziali per il figlio, come portarlo e andarlo a riprendere a scuola, solo per fare un esempio. Per la Fiom di Pomigliano, che sta consultandosi con gli avvocati prima di rivolgersi alla Procura della Repubblica, questo caso sta nella storia e nella cultura Fiat: «Colpirne uno per educarne cento», e quell’uno non a caso è un militante della Fiom, l’organizzazione che ha infranto il sogno plebiscitario di Sergio Marchionne.
È da tempo che a Pomigliano si ha la sensazione di una ripresa massiccia dei controlli sul lavoro e sulla vita dei dipendenti. Per esempio, un capo Fiat si è lasciato scappare un avvertimento, piuttosto inquietante: «Guardate che quel tipo ha una relazione affettiva con una dipendente dell’azienda, ne abbiamo le prove. O questa storia finisce oppure c’è sempre la possibilità di un trasferimento a Nola», il reparto confino. «Quel tipo», neanche a dirlo, è un delegato della Fiom. Non siamo tra la fine degli anni Settanta e l’80, quando la Fiat accusava gli operai di fare sesso in linea di montaggio: adesso anche i sentimenti e le relazioni fuori dai cancelli sono punibili. Proprio come capitava negli anni Cinquanta. Leggiamo da una delle 354.077 schede trovate dal dottor Guariniello nel ’70 (riportata nel libro dell’avvocato Bianca Guidetti Serra «Le schedature Fiat», prefatto da Stefano Rodotà, Rosenberg & Sellier editore): l’operaia C.C. è «Comunista moderata. Detiene (sic) la bandiera del Pci in casa e in tutte le cerimonie, manifestazioni sia di partito che per il lutto di qualche compagno essa ha l’incarico di portarla. Pare che l’amante della C. stessa attualmente si trovi in carcere. Nella casa non di raro era notato e per di più di sera».
Ma tutto questo avveniva in anni lontani. Non può essere vero quel che oggi raccontano di Marchionne e dei suoi dirigenti i fiommini di Pomigliano: siamo convinti che l’a.d. del Lingotto potrà smentire tutto, con le prove. Magari quelle raccolte dagli spioni.

da Controlacrisi.org

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