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Honduras, Zelaya: Golpe pianificato dal comando sud degli USA

5 luglio 2010

ZELAYA HA DICHIARATO CHE IL GOLPE FU PIANIFICATO DAL COMANDO SUD DEGLI USA

“Tutto indica che il golpe venne preparato nella base militare di Palmerola, dal Comando Sud degli Stati Uniti ed eseguito rozzamente da degli honduregni poco raccomandabili”, ha segnalato Zelaya in una lettera inviata dalla Repubblica Dominicana al “popolo dell’Honduras”, ad un anno dalla sua destituzione, avvenuta il 28 giugno 2009.
“Popolo dell’Honduras, scrivo queste righe ad un anno da quella fatidica alba quando la mia casa, dove abitavo con la famiglia in qualità di Presidente della Repubblica, venne circondata da forze militari speciali”, ha precisato Zelaya all’inizio della sua lettera, inviata per posta elettronica.
“Ad un anno dal golpe militare sono chiare le motivazioni e gli autori intellettuali di questo crimine, nascosti dietro le quinte”. Il mio sospetto, afferma l’ex Presidente è stato confermato: “Dietro al colpo di Stato ci sono gli USA”.
All’inizio, continua Zelaya, il Dipartimento di Stato nordamericano “negò di essere coinvolto nel golpe” e “l’Ambasciata statunitense lo condannò pubblicamente”.
Gli autori di questo crimine rispondono ad un’associazione illegale formata da vecchi falchi di Washington e dell’Honduras, proprietari di capitali e dai loro soci di affari di sussidiarie nordamericane e agenzie finanziarie”, aggiunge l’ex capo di Stato nella lettera.
“Sono coinvolti nel golpe anche alcuni eminenti membri della SIP (Associazione Interamericana della Stampa), in quanto responsabili della cortina di silenzio interno e della protezione degli assassini che eliminano gente innocente in territorio nazionale”.
L’ex presidente, destituito mentre stava promuovendo una consultazione popolare sulla Costituzione, sostiene che i provvedimenti da lui presi per far uscire l’Honduras dal sottosviluppo gli sono costati la carica.
Sono state proprio queste misure, sostiene Zelaya, “che hanno fatto uscire di senno i nordamericani ed i loro compari”.
Il suo rovesciamento fu dovuto, si legge nel testo della lettera, ad iniziative come l’adozione nel 2006 di misure rivolte a colpire gli interessi delle multinazionali petrolifere statunitensi; il piano di recupero della base militare di Palmerola, costruita dagli USA 30 anni fa, per trasformarla da aeroporto militare a civile, adibito al servizio commerciale e passeggeri; le politiche di cambio monetario e salariali del governo legittimo, comprendenti i sussidi ai trasporti e gli aumenti salariali per gli operai. Questi atti contraddicevano le politiche recessive del FMI (Fondo Monetario Internazionale)”. Altre cause vanno ricercate nella firma del trattato d’associazione dell’Honduras a Petrocaribe, promossa dal Venezuela; nella revoca dei “decreti di espulsione di Cuba dalla OEA (Organizzazione degli Stati Americani), risalenti al 1962”, durante l’Assemblea Generale del detto organismo continentale, tenutasi nel giugno 2009 a San Pedro Sula, nell’Honduras settentrionale; nella “legge di partecipazione dei cittadini, approvata per permettere consultazioni e sondaggi tra la popolazione”.
L’ex presidente accusa della sua destituzione anche Roberto Micheletti, che il Parlamento honduregno nominò suo successore, in quanto presidente del detto potere dello Stato.
“Ad un anno da questo attentato alla democrazia, noi esiliati siamo vittime di questa ingerenza e del servilismo del Governo di Porfirio Lobo nei confronti degli interessi statunitensi”, sostiene Zelaya che, dal 27 gennaio scorso, risiede nella Repubblica Dominicana.
Lobo, del Partito Nazionale, si è insediato alla presidenza il 27 gennaio scorso, dopo aver vinto le elezioni del 28 novembre 2009.
Zelaya ha ribadito che in Honduras stanno continuando la repressione e la persecuzione politica, che diversi dei suoi ministri sono stati messi in stato d’accusa nei tribunali, mentre altri sono latitanti.
L’ex presidente si è rivolto al Fronte Nazionale di Resistenza Popolare, che ha condannato il golpe ed al Partito Liberale, che lo portò alla presidenza, con queste parole: “Ora che conoscete la verità e sapete chi sono i vostri veri avversari, dovete mantenervi uniti e continuare a raccogliere le firme per la convocazione dell’Assemblea Costituente” e per il ritorno di Zelaya nel paese.

(Da una notizia EFE)

http://www.cubadebate.cu (30 giugno 2010)

Traduzione di Sandro Scardigli

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